Giogio Venturini Sottotracciabcc

Più forti con la banca somma

IL CREDITO COOPERATIVO E LE SFIDE CHE CI ATTENDONO

Lo abbiamo sempre detto. Le caratteristiche distintive delle banche locali sono lo svolgimento dell’attività in ambiti territoriali circoscritti, la specializzazione nel finanziamento delle famiglie e delle imprese di minori dimensioni, le dimensioni operative contenute. Sono tutte queste connotazioni tradizionalmente presenti nelle banche di matrice cooperativa e di cui la Bcc di Bedizzole ne ha seguito il dettato in tutti i suoi 120 anni di storia.

Ma nell’ultimo lustro, le tensioni sui mercati finanziari e la lunga fase congiunturale recessiva hanno posto le banche locali di fronte a sfide non meno difficili di quelle affrontate dalle banche più grandi, ma con possibilità di difesa più fragili. Il processo di contrazione numerica delle banche minori è purtroppo in atto già da tempo ed ha registrato nell’ultimo anno un’accelerazione particolarmente evidente per il sistema del credito cooperativo. Se alla fine del 2011 si contavano 411 BCC a livello nazionale, le operazioni di aggregazione hanno ridotto il numero a 376 a fine dicembre 2014, senza contare le numerose ancora in corso nel 2015 (particolarmente nel Veneto, nel Trentino ed in Toscana) o già programmate per il 2016. Molteplici le ragioni di queste aggregazioni, ma tutte pressoché finalizzate a risolvere situazioni di problematicità: dall’aumento della rischiosità del credito, alla riduzione dei flussi di finanziamento, da una rigidità della struttura dei costi, a modelli di operatività che più che negli altri intermediari dipendono dai ricavi dell’attività di erogazione dei prestiti e dall’andamento delle economie di riferimento.

In ogni caso, lo scenario di crisi ha colto le Bcc in molti casi impreparate, non in grado di contrastare le vulnerabilità strutturali con appropriate risposte operative, incapaci di mantenere nel tempo adeguati livelli di redditività, e che solo grazie ai proventi derivanti dalla gestione dei portafogli di titoli di Stato negli ultimi due anni sono riuscite a mantenere a galla i conti economici .

Vero che il livello e la qualità del patrimonio delle BCC restano tra i più elevati della media nazionale: il coefficiente relativo al capitale di migliore qualità (Common equity tier1 ratio) mediamente è pari al 15,6 per cento, un dato superiore alla media del sistema bancario italiano (12 per cento) e a quella delle banche significative (11,5 per cento). Ma non è sufficiente, perché tali dati devono essere letti in un’ottica prospettica, nella quale le sopra citate debolezze strutturali del processo di formazione del reddito, il deterioramento nella qualità degli attivi e la necessità di allineare i tassi di copertura a valori più vicini alle medie nazionali determineranno un sensibile indebolimento delle condizioni patrimoniali, con effetti rilevanti per una fascia di intermediari più fragili. Se poi in aggiunta consideriamo anche I vincoli connaturati alla forma cooperativa, in primo luogo il voto capitario e i limiti al possesso azionario, che impediscono alle BCC di ricapitalizzarsi accedendo autonomamente al mercato dei capitali di rischio, la situazione diventa ancor più preoccupante. Lo stesso Carmelo Barbagallo – Capo del Dipartimento Vigilanza Bancaria e Finanziaria di Banca d’Italia – ha ribadito, non più di un mese fa, la situazione delle Bcc italiane in una recente udienza Commissioni Finanze riunite di Camera dei Deputati e Senato ricalcandone l’urgenza: “In mancanza di soluzioni a tale problema, le BCC meno capitalizzate andranno incontro a valutazioni negative dell’autorità di vigilanza e a richieste di maggiori dotazioni patrimoniali che potrebbero non essere in grado di fronteggiare. Le situazioni di difficoltà che ne scaturirebbero non risultano facilmente gestibili”. Il messaggio è dunque ben chiaro: adeguato patrimonio o rischio sopravvivenza.

In sintesi, le BCC si presentano all’avvio del nuovo sistema di vigilanza bancario europeo connotate da debolezze di natura sia strutturale sia congiunturale, fronteggiando tre principali criticità: la rischiosità del credito, in considerazione dell’elevata incidenza delle partite deteriorate (la cui dinamica non vede ancora termine) e del basso livello di copertura delle stesse; la debolezza della redditività (mangiata dal costo del credito prima e non più alimentata dagli utili sui titoli); i vincoli a una rapida ricapitalizzazione connessi con l’organizzazione cooperativa in un contesto di elevata frammentazione ( e senza patrimonio non si  possono fare impieghi e con essi redditività da margine di interesse). Meno patrimonio, meno attività di rischio, meno utili, meno patrimonio. Il gatto si mangia la coda. Sul piano strategico e gestionale, rilevano le esigenze di ammodernamento e innovazione del modello di servizio e, conseguentemente, di adeguamento delle professionalità.

Dal 1° gennaio 2016, poi, il Meccanismo unico di vigilanza sarà affiancato da un unico Meccanismo di risoluzione (MRU), cui spetterà la responsabilità per la gestione delle crisi bancarie nell’intera area e che fra gli strumenti di risoluzione prevede il cosiddetto bail-in, ovverosia il coinvolgimento dei creditori nelle perdite. Tutto ciò impone obbligatoriamente alle BCC una immediata riflessione sugli impatti delle novità normative e sull’adeguatezza degli strumenti esistenti a copertura dei rischi assunti. Una adeguatezza che fa del patrimonio il primo presidio di stabilità delle Bcc.

La BCC di Bedizzole Turano Valvestino, pur non presentando criticità tali da accelerare questo processo, ne è cosciente. Il sistema cooperativo vedrà volente o dolente aggregazioni in serie nei prossimi anni. Noi abbiamo subito compreso l’urgenza e come l’integrazione sia un obiettivo non più rinviabile, auspicando analoga consapevolezza nelle consorelle  per arrivare – di nostra volontà e non perché spinti da Banca d’Italia – a soluzioni che favoriscano un assetto del sistema meno frammentato e meglio strutturato, capace di superare gli svantaggi della piccola dimensione ma allo stesso tempo di preservare i valori della cooperazione e della prossimità con il territorio che da sempre costituiscono il punto di forza delle banche locali. Il Progetto con la BCC di Pompiano e Franciacorta nasce da questa consapevolezza.

GIORGIO VENTURINI  Direttore Generale

IL PROGETTO INDUSTRIALE DELLA NUOVA BANCA

Il progetto industriale alla base dell’aggregazione ha i seguenti punti di “ancoraggio”:

- Ottenimento di una maggiore solidità patrimoniale

- Allargamento della base sociale e della clientela

- Efficienza come driver per recupero di livelli di redditività più elevati

- Sviluppo di una cultura aziendale aperta alla competitività e attenta al rischio

- Rafforzamento delle performance della rete

- Conseguimento di economie di scala e di scopo

- Maggiore e migliore distribuzione dei rischi

- Accettazione della “sfida della tecnologia” come fattore di cambiamento radicale

- Nuova modalità di relazione con la funzione di supervisione prudenziale.

L’esito dell’aggregazione sarà

Una Banca che si colloca ai vertici della categoria per tutti gli indicatori gestionali: seconda/

terza a livello nazionale, prima a livello lombardo

Una Banca che si estende dal Lago di Garda / Verona fino a Milano, con una presenza forte in

una delle aree più popolose, produttive e ricche del Paese, senza sovrapposizioni significative

nelle BCC di partenza e rafforzando il posizionamento di Brescia come ideale “ponte” fra nordest

e nord-ovest del paese.

Con oltre 70 sportelli, attraverso una rete presente in 5 province (Brescia, Bergamo, Monza Brianza,

Milano e Lecco) ed operativa su 9 province per un totale di 216 comuni.

In particolare sarà presente in più del 50% dei comuni bresciani.

Una banca con oltre 400 dipendenti con una età media di 43 anni, 32% donne e 68% uomini.

Una banca con quasi 7.000 soci, di cui il 22% persone giuridiche e 68% persone fisiche.

Una banca con un attivo di 3,5 mld € (quindi una banca “intermedia”), impieghi netti di 2,3 mld

€, raccolta diretta di 2,5 mld €, raccolta indiretta di 300 mln € ed un portafoglio titoli di

oltre 900 mln €.

Un banca con un patrimonio di 370 mln € ed un CET 1 prossimo al 17%.